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Club di Venezia: elezioni europee e "minacce ibride"

11 dicembre 2018

Si è svolta a Palazzo Franchetti, nei giorni 22-23 novembre, la sessione autunnale del Club di Venezia, una due-giorni di lavori che ha visto impegnati ottanta operatori e comunicatori istituzionali, studiosi ed esperti provenienti da tutti gli Stati europei, membri e candidati. 

Il Club di Venezia è infatti l'organismo informale che riunisce i responsabili della comunicazione istituzionale europei per discutere argomenti di interesse comune, confrontare strategie di informazione e comunicazione, scambiare idee ed esperienze sulle migliori pratiche organizzative. Membro per l'Italia è il Dipartimento per le Politiche Europee, responsabile nazionale del coordinamento della comunicazione sulle politiche e le attività dell'UE.

I lavori sono stati introdotti da un video messaggio del Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona [guarda il video] e dai saluti di Eugenio Madeo, vice Segretario generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Fiorenza Barazzoni, Dipartimento per le Politiche Europee, Fabrizio Spada, Ufficio d'informazione in Italia del Parlamento europeo, Roberto Santaniello, Rappresentanza in Italia della Commissione europea.

Ha tenuto la relazione introduttiva, Stefano Rolando, Presidente del Club di Venezia.

Nel corso della prima sessione si è discusso di come ristabilire un clima di fiducia tra i cittadini e l'UE, e in particolare della campagna di comunicazione in preparazione per le elezioni europee 2019, che avrà carattere interistituzionale (senza i loghi dei diversi soggetti) e avrà come obiettivo principale quello di informare i cittadini dei loro diritti elettorali ed esortarli a votare. Nel pomeriggio si è discusso di "capacity building", trasformazione del servizio pubblico ed open government, verificando l'attuazione della Carta di Vilnius dell'8 giugno 2018 su "Shaping Professionalism in Communication". 

La seconda giornata è stata occupata da un lungo panel, moderato da Silvio Gonzato (Direttore delle Comunicazioni Strategiche, degli Affari Parlamentari e degli Affari Generali al Servizio Europeo per l’Azione Esterna, la struttura guidata da Federica Mogherini) e interamente dedicato al tema delle "minacce ibride" e della "cybersecurity", tentando di mantenere il dibattito nel quadro delle tematiche tradizionali della comunicazione istituzionale.

L’espressione sempre più spesso associata alle "fake news" è "minacce ibride". Come è noto si tratta di una espressione in uso da qualche anno che si riferisce a situazioni mutevoli e flessibili che possono essere prodotte da soggetti istituzionali o da privati e che richiedono individuazione e contrasto. Ma "contrastare" significa capire che le manipolazioni hanno carattere narrativo e suggestivo e che quindi anche lo smantellamento deve avvenire su quel terreno.

E occorre distinguere tra "misinformazione" (diffusione di elementi falsi senza cattive intenzioni), disinformazione (diffusione per procurare danno), e "malinformazione" (trasferimento in ambito pubblico di ciò che deve restare nel privato).

Come ha sottolineato in chiusura Stefano Rolando, "si profila un 'mondo nuovo' nella cultura professionale di questo settore che richiede riflessioni e messe a punto. Circa i percorsi formativi, circa la natura dei tavoli di relazione sovranazionale, circa la questione dei punti di distinzione tra lo scenario 'creativo' della comunicazione tradizionale e lo scenario 'vocazionale' di questo nuovo fronte anti-manipolatorio ovvero anti-inquinatore che un tempo si credeva appannaggio dei servizi di controspionaggio".

Nel corso della conferenza è stato presentato l'ultimo numero della rivista online del Club, "Convergences", che si apre proprio con un approfondimento sui lavori della plenaria di Vilnius nel giugno 2018.  

 

 

 

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