Governo italiano
lingua attiva: Italiano (Italia) ITA

Climate justice

26 settembre 2019


Diciamolo in italiano - giustizia climatica

  • [IT] Il concetto di giustizia climatica conferisce ai cambiamenti climatici mondiali una dimensione etica e politica, e non solo strettamente ambientale. In generale, esso riconosce l'esigenza di considerare l'equità dell'impatto, spesso sproporzionato, dei cambiamenti climatici sui cittadini e sulle comunità sia nelle economie in via di sviluppo che in quelle sviluppate, riconoscendo anche che le categorie più vulnerabili e più povere sono spesso quelle che ne subiscono l’impatto maggiore anche se sono le meno responsabili delle emissioni che tale impatto determinano. (fonte: Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla "Giustizia climatica", 2017)
  • [EN] The concept of climate justice frames global climate change as a political and ethical issue and not just a strictly environmental one. In general, it recognises the need to consider the fairness of the often disproportionate impact of climate change on citizens and communities in both developing and developed economies, and that the most vulnerable and poorest in society often have to suffer the greatest impact of the effects of climate change, despite being the least responsible for the emissions that have driven the climate crisis. (source: Opinion of the European Economic and Social Committee on "Climate Justice", 2017)

Di cosa parliamo?

Giustizia climatica, come abbiamo visto, significa rendere giustizia sia alle persone sia all’ambiente da cui dipendiamo. Essa infatti non concerne solo chi è vittima diretta degli effetti dei cambiamenti climatici ma anche coloro che sono colpiti dai fattori che determinano tali cambiamenti, a causa della loro dipendenza da beni, servizi e stili di vita associati a emissioni elevate e ad un basso livello di efficienza delle risorse. La giustizia climatica crea quindi un nesso fra i diritti umani e lo sviluppo, tutelando i diritti delle persone più vulnerabili e garantendo un'equa condivisione degli oneri e dei benefici del cambiamento climatico e dei suoi impatti; essa include concetti come parità di genere, giustizia sociale e diritto allo sviluppo. Pertanto le stesse leggi sul mutamento climatico potrebbero risultare inadeguate a proteggere i diritti delle persone e dei popoli, se il fenomeno non verrà compreso anche culturalmente dai cittadini: “solo in tal caso sembra che il concetto di 'giustizia climatica' anche internazionale verrà considerato necessario, perché imposto dalla pubblica opinione a tutela del bene primario della vita”. (cfr. CESE, ibidem, p. 76).

A livello internazionale, le organizzazioni non governative per prime e poi, via via, anche le istituzioni hanno si sono impegnate su questo tema fin dai primi anni ‘90. La Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (in inglese United Nations Framework Convention on Climate Change, da cui l'acronimo UNFCCC o FCCC), nota anche come Accordi di Rio, è il primo trattato ambientale internazionale. Prodotto dalla Conferenza sull'Ambiente e sullo Sviluppo delle Nazioni Unite (UNCED, United Nations Conference on Environment and Development), informalmente conosciuta come Summit della Terra, tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, il trattato puntava alla riduzione delle emissioni dei gas serra sulla base dell'ipotesi di riscaldamento globale e non poneva limiti obbligatori per le emissioni di gas serra alle singole nazioni; era quindi, sotto questo profilo, legalmente non vincolante. Esso però includeva la possibilità che le parti firmatarie adottassero, in apposite conferenze, atti ulteriori (denominati "protocolli") che avrebbero posto i limiti obbligatori di emissioni. Il principale di questi, adottato nel 1997, è il protocollo di Kyōto, che è diventato molto più noto della stessa UNFCCC.

Più recentemente, l’Accordo di Parigi (COP 21, 2015) fa riferimento al concetto  di "giustizia  climatica",  sottolineandone l’importanza nell’azione da svolgere in relazione ai cambiamenti climatici in atto.

Sul versante europeo, oltre al citato parere espresso dal Comitato Economico e Sociale, troviamo una risoluzione del Parlamento europeo che afferma che l'UE, in linea con le competenze attribuitele dai trattati, può effettivamente migliorare le strutture giuridiche e politiche a sostegno della giustizia climatica e partecipare attivamente allo sviluppo di un quadro internazionale che "tuteli i diritti umani delle persone sfollate a causa del clima, riconoscendo il cambiamento climatico come motore della migrazione: la più grande ingiustizia derivante dalla nostra incapacità di affrontare efficacemente i cambiamenti climatici è costituita dagli effetti dannosi sulle popolazioni e sui paesi poveri".


Fonti:

europarole , climate justice
Torna all'inizio del contenuto