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Audizione del Ministro Amendola sulle linee programmatiche

24 settembre 2019

Grazie, onorevoli senatori e onorevoli deputati, presidente Licheri e presidente Battelli, saluto anche il mio predecessore, Lorenzo Fontana, che credo ci raggiungerà.

Vi ringrazio e ringrazio queste Commissioni per darmi l'opportunità, in così breve tempo (sembra addirittura che sia la prima audizione di questo Governo), non solo di illustrare le linee programmatiche dell'azione del Governo, ma di sottolineare il momento in cui ci troviamo e su cui saremo chiamati come Governo e Parlamento, in un connubio che, spero, auspico e sono sicuro, sarà positivo, a prendere decisioni, a scegliere la strada per il nostro Paese, a indicare un orizzonte che sia vissuto dai nostri cittadini come un orizzonte positivo.

La relazione del nostro Paese con l'Unione vive un momento di rinnovato slancio, su cui dobbiamo essere ottimisti e costruire ovviamente una proposta nei vari tavoli negoziali, che renda il nostro Paese più forte.

L'attività del nuovo Governo nasce parallelamente all'avvio della legislatura di questa nuova Commissione europea in procinto di insediarsi e a cui seguiranno le audizioni con la formazione, dando un contributo in modo significativo a un auspicio, un sentimento, una voglia, che credo attraversi tutte le forze politiche, di un cambiamento profondo dell'Unione europea e nei rapporti tra Italia e Unione europea.

Innanzitutto l'agenda strategica per i prossimi cinque anni, adottata dal Consiglio europeo, definisce le quattro priorità principali che guideranno l'azione dell'Unione nel ciclo istituzionale in corso: proteggere i cittadini e le libertà, sviluppare una base economica forte e vivace, costruire un'Europa verde, equa, sociale e ad impatto climatico zero, come si sta discutendo anche in queste ore a New York nel quadro dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, promuovere gli interessi e i valori europei sulla scena mondiale.

Sono obiettivi ambiziosi, che dovremo raggiungere anche attraverso un processo ampio e inclusivo, che preveda un dialogo costante con i cittadini, con la società civile, con le parti sociali e con tutti gli attori regionali e locali.

Il ciclo istituzionale che si sta avviando nell'Unione europea coincide anche con un diverso approccio del Governo, come presentato dal Presidente Conte in Parlamento, che noi intendiamo più costruttivo e più propositivo. Se necessario potrà rivelarsi anche critico, ma sempre motivato nello spirito di una ricerca delle migliori soluzioni per perseguire il bene comune, un approccio (lo dico con chiarezza) lontano dalla logica delle contrapposizioni, ma basato sul negoziato, sull'individuazione delle priorità e delle proposte che noi avanzeremo.

Tutelare l'interesse del Paese a mio parere non significa agire in maniera isolata. Al contrario, l'Unione europea è un'alleanza tra Stati, che non potrebbero sopravvivere se non uniti. Uno Stato da solo non è in grado di superare le sfide enormi, di natura sociale ed economica, sulle quali si stanno misurando, con risposte diverse e non sempre per noi condivisibili, tutti i principali attori dello scenario globale.

È all'interno di questo perimetro che dovremo operare per la prosperità e il benessere del Paese. L'Unione europea è un progetto di cui possiamo con orgoglio dirci fondatori, di cui abbiamo assunto nel corso del tempo presenza, leadership, anche contribuendo con personalità, da ultimo il candidato designato a commissario europeo Paolo Gentiloni, ma anche con figure che proprio in questa sala ci rendono onore, come la già commissaria senatrice Emma Bonino.

Abbiamo nel tempo speso forze ed energie in un disegno di pace che unisce l'Europa, a quarant'anni dalla caduta del Muro di Berlino, tutelando dal rischio di cadere nei conflitti del passato, di riproporre scontri tra le nazioni, progetto che però oggi deve evolvere, adattandosi ai nuovi scenari e alle sfide che si profilano. Non è più tempo di discutere di possibili muri tra noi europei, anche se i rischi ci sono, ma, guardando allo scenario globale, capiamo che questa alleanza, questo progetto oggi ha un valore ancora più profilato.

Abbiamo dinanzi sfide che potranno essere affrontate con successo, se saremo in grado di rafforzare la coesione all'interno dell'Unione, migliorarne le politiche e rendere più efficaci gli strumenti a sua disposizione. Si tratta, quindi, in premessa di un momento oggettivamente complesso per lo scenario globale, che richiede un maggiore impegno da parte di tutti gli Stati membri per affrontare queste sfide, e affrontarle significa rafforzare il processo di integrazione dell'Unione europea.

L'Italia quindi intende assumere un ruolo da protagonista in questa fase di rilancio, per rendere l'Europa non solo più inclusiva, più efficace, più vicina ai cittadini, ma anche più attenta alle nuove sfide, innanzitutto quella della sostenibilità ambientale, e alla coesione sociale e territoriale, in un momento così complicato di rallentamento dell'economia europea.

Per questo il Governo ha la ferma volontà di lavorare con la nuova Commissione europea di Ursula von der Leyen per costruire l'Europa dei nuovi diritti, in base anche alla presentazione che ha fatto dinanzi al Parlamento europeo. Il mondo va veloce, c'è bisogno di rinnovare le politiche europee per governare e non subire i cambiamenti che attraversano la nostra società, cambiamenti che sono sempre di più una sfida.

Digitalizzazione, «European Green Deal», come viene definito dalla Presidente della Commissione, crescita economica e rafforzamento dei diritti sociali sono alcune delle questioni che già da quel discorso saranno al centro di un'azione e di un dibattito nell'Unione europea. Non solo, occorrerà realizzare un piano di investimenti sostenibili, rafforzare la governance economica dell'Unione per favorire la crescita, l'innovazione, la sostenibilità e la competitività nel quadro delle sfide globali.

Sappiamo bene che le migrazioni dovranno essere gestite in modo strutturato, con rigore e responsabilità, e non più con un approccio emergenziale, perché anche questa è una sfida strutturale dell'età globale che viviamo e serve un'effettiva solidarietà fra gli Stati membri dell'Unione europea.

In questo fondamentale esercizio di rilancio dell'Unione, il Governo incoraggia ogni proposta e contributo di idee che il Parlamento riterrà opportuno formulare, e la mia presenza qui insieme alla collega Sottosegretaria Laura Agea sarà costante, insieme a un lavoro di raccordo che abbiamo già presentato con la cabina di regia dei nostri Gruppi parlamentari al Parlamento europeo, che racchiudono tutte le forze politiche elette nell'ultima tornata. Collaborazione e partecipazione ai processi in corso, come già evidenziato dal Governo, per poter incidere su di essi in modo efficace, offrendo un proprio contributo critico in un'ottica costruttiva di cooperazione e di rispetto del quadro normativo vigente.

Il mio impegno come Ministro per gli affari europei è già iniziato ed è giusto, così come faremo anche in preparazione di ogni Consiglio Affari Generali e anche come risultato, rendere noto al Parlamento che nei numerosi incontri e riunioni a Bruxelles, dove ho preso parte alla sessione del Consiglio Affari Generali, e a Strasburgo, dove subito di seguito ho incontrato il Presidente del Parlamento europeo e gli europarlamentari italiani di quella che è la cabina di regia, condividendo un lavoro di quadro su proposte concrete, cabina di regia che ho convocato di nuovo per dopodomani, dove discuteremo del quadro finanziario pluriennale insieme ai Gruppi parlamentari europei, così come faremo qui insieme a tutti i Gruppi parlamentari.

Il lavoro di squadra non sarà quindi solo a Bruxelles, ma anche a Roma, come è ovvio, con un rinnovato slancio e un coordinamento interno, già predisposto in raccordo con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e Palazzo Chigi. Subito dopo questa audizione nelle prossime ore ci prepariamo al Consiglio di competitività ed è mia intenzione, anche grazie alla cooperazione con la Sottosegretaria, assicurare una presenza costante a Bruxelles, settimanale, non solo per partecipare alle riunioni del Consiglio, ma per mantenere un dialogo e un raccordo continuo con le istituzioni, con la nostra rappresentanza e con i dirigenti italiani che lavorano nell'ambito delle istituzioni europee.

Per quanto riguarda il dialogo e il confronto con gli altri Paesi membri, ho già avuto incontri di lavoro a margine del Consiglio di lunedì scorso con i colleghi di Irlanda, Paesi Bassi e Francia, nei mesi di settembre e ottobre riceverò in Italia i colleghi di Spagna, Germania e Francia per un bilaterale, a testimonianza del rinnovato interesse per una cooperazione con l'Italia sui temi europei.

Nell'ultimo Consiglio Affari Generali (qui è la nota che vi sottopongo) è stato esaminato lo stato dell'arte del negoziato sul prossimo quadro finanziario pluriennale che partirà nel 2021. Si tratta di un negoziato tradizionalmente complesso, poiché va a toccare, nell'ambito del bilancio a lungo termine dell'Unione, settori in cui la sensibilità dei singoli Paesi può variare.

La discussione in Consiglio mi ha permesso di evidenziare priorità e punti chiave per il nostro Governo in vista del Consiglio europeo di ottobre, appuntamento in cui saranno affrontate le varie rubriche del bilancio e in cui la Commissione auspica il raggiungimento di un accordo per dicembre, scongiurando in tal modo ritardi nell'avvio dei diversi programmi.

Nella sostanza, riteniamo che la proposta originale della Commissione, sebbene non ambiziosa quanto da noi auspicato, possa rappresentare per ora un compromesso sufficientemente equilibrato sia per la dimensione complessiva delle risorse, sia per la loro distribuzione tra le varie rubriche. È evidente (devo far notare a tutti voi, anche organi di stampa ne hanno dato nota) che questo compromesso, che per il momento noi riteniamo ancora non a livello sufficiente, è già sotto la lente di ingrandimento di diverse capitali sulla quantità e l'impegno che esse portano.

Sarà quindi un negoziato complicato, perché la priorità politica italiana può essere sintetizzata nella richiesta di un bilancio che consenta all'Europa di affrontare con successo le sfide e quindi un quadro finanziario pluriennale (QFP) di volume sufficiente, con risorse correttamente distribuite tra politiche tradizionali, ma soprattutto nuove priorità, nell'assunto che entrambe le tipologie, politiche tradizionali e nuove risorse, debbano avere un impatto sugli obiettivi e sulle sfide che ci proponiamo.

La proposta della Commissione prevede l'1,1 per cento del reddito nazionale lordo, stiamo parlando quindi di 1.135 miliardi di euro di un'Europa che già si bilancia a 27, contro l'1,03 per cento del QFP passato. Sulla base di questa proposta iniziale, il saldo medio annuale sarebbe per l'Italia di meno 2,284 miliardi, passando da un reddito nazionale lordo dello 0,24 per cento a uno 0,12 per cento.

Se, ovviamente, insieme, Parlamento e Governo, discuteremo dei vari capitoli di bilancio, ci troveremo di fronte a un negoziato che secondo la presidenza finlandese deve essere chiuso subito, secondo l'indicazione del difficile orientamento dei differenti Paesi ci chiamerà nei prossimi mesi a delle scelte. Abbiamo presentato delle cosiddette «linee rosse negoziali», alcune sono ereditate dal Governo precedente su alcuni saldi nelle materie bilancio, perché il prevalere di esigenze a indicare nuove risorse e nuove sfide deve anche imporre un corretto equilibrio con le politiche tradizionali, innanzitutto le risorse per la PAC, la politica agricola comune, e per la coesione, già in calo rispetto al quadro attuale, ma se si togliesse eccessivo spazio ad ambiti quali l'investimento per la crescita e la gestione delle migrazioni, ovviamente chiamerebbe tutti quanti noi non solo a una riflessione, ma anche a un riequilibrio delle nostre priorità.

Sul QFP non posso pertanto considerare per l'Italia accettabili né la riduzione dell'allocazione complessiva, né i cambiamenti dell'equilibrio esistente. Bisognerà muoversi in un quadro complicato, in cui oltre alla difesa delle politiche tradizionali che sono fondamentali per il nostro Paese (intendo la PAC, che ha anche un grande impatto sulle scelte ambientali, e i fondi di coesione) dobbiamo cercare di lavorare per proposte che riguardano le nuove risorse che l'Unione europea deve mettere in campo per le nuove priorità.

La politica agricola comune ha degli elementi che abbiamo già sottoposto a negoziato, che anche il Governo precedente aveva indicato, come quelli della convergenza esterna; nella politica di coesione ci sono indici come quelli della prosperità relativa che determinano squilibri nel raggiungimento di fondi interni per la crescita del nostro Paese; e anche sui temi di flessibilità, condizionalità e risorse proprie dell'Unione europea si può lavorare per costruire un impatto di questo quadro finanziario che favorisca una crescita, per cui ovviamente lavoriamo, del nostro Paese.

Con specifico riguardo alla coesione, occorre garantire fondi adeguati, evitando riduzioni che vadano a incidere sulle regioni meno sviluppate. Dei fondi per la migrazione parlerò più dettagliatamente dopo, perché aprono un capitolo di grande riforma dell'impatto delle politiche dell'Unione europea.

Per quanto riguarda le entrate, è fondamentale la modernizzazione del modo in cui l'Unione europea finanzia il proprio bilancio, in primis attraverso l'introduzione di nuove risorse proprie, che non solo allentino la dipendenza del quadro finanziario dai contributi degli Stati membri, ma contribuiscano a promuovere priorità politiche dell'Unione, quale il miglior finanziamento e funzionamento del mercato interno e la progressiva armonizzazione del quadro fiscale in chiave anti-elusione e anti-dumping.

Da qui la linea rossa del nostro Governo, costituita da qualsiasi passo indietro rispetto a un'evoluzione, in particolare rispetto all'abolizione della risorsa basata sul prelievo IVA, perfetto esempio di risorsa propria europea, gettito ampio e stabile, tratto dall'unica forma di tassazione comune a tutti gli Stati membri.

In conclusione, vediamo quindi con favore l'introduzione di nuove risorse proprie, che possano ridurre i trasferimenti dei bilanci nazionali e alleggerire il carico fiscale sui cittadini. Ottobre sarà un mese decisivo per tutti noi, oggi abbiamo visto una nuova evoluzione sul tema della Brexit, il Governo, prendendo in carico quello che il Parlamento ha già ampiamente normato, lavora per un'uscita ordinata del Regno Unito dall'Unione europea, nell'interesse dei cittadini e delle imprese.

Il nostro impegno si articola su due fronti, quello europeo con il negoziato in corso tra la Commissione e il Governo britannico, che dovrà concludersi nei prossimi giorni in vista del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre prossimo, e quello nazionale, con i preparativi al recesso senza accordo, il cosiddetto «no deal».

Su questo confermo la posizione del Governo italiano: noi siamo rispettosi di una scelta fatta dal popolo britannico, siamo rispettosi delle procedure interne alla legislazione britannica, ma siamo preoccupati che questo processo abbia influenza non solo sul futuro assetto dell'Unione europea, ma anche, per quanto riguarda gli interessi italiani, sulla condizione dei cittadini e delle imprese che vivono e godono di una grande e lunga amicizia, che siamo sicuri continuerà, tra il nostro Paese e il Regno Unito.

È un indissolubile e complesso intreccio tra obiettivi del negoziato che si svilupperà, e che noi ci auguriamo si sviluppi rappresentando le nostre posizioni, e la ricaduta di politica interna del Regno Unito, che guardiamo con rispetto e in queste ore vediamo che ha degli sviluppi. Domani avrei dovuto incontrare il Ministro per la Brexit qui a Roma, ma purtroppo l'incontro è stato cancellato per le sovvenute novità nel quadro britannico.

In questo scenario confermo quella che è per noi, in preparazione del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre, la discussione sui due temi principali: la posizione sulla questione del confine irlandese e la possibilità di un'ulteriore deroga.

Le proposte britanniche sul confine irlandese della scorsa settimana lasciano senza risposta ancora troppe domande, e su questo punto dobbiamo essere chiari: un accordo di recesso che non riesca a risolvere la questione irlandese rischia di compromettere l'integrità del mercato interno, che è il principale sbocco anche per l'esportazione delle imprese italiane. Da qui l'esigenza di mantenere un approccio unitario e solidale tra i 27 Stati membri dell'Unione europea, per soluzioni che prevedano adeguate garanzie giuridiche.

Con riguardo alla proroga della data di uscita, il Parlamento britannico ha approvato una legge che obbliga il Governo Johnson a chiedere un'ulteriore estensione in caso di mancato accordo con l'Unione europea. Il Primo Ministro britannico invece insiste per un'uscita in ogni caso il 31 ottobre 2019.

Da parte italiana, come è sempre stato, per l'amicizia che ci lega al Regno Unito, esamineremo
un'eventuale richiesta di proroga con spirito costruttivo e con il preciso obiettivo di evitare le pesanti conseguenze del «no deal», ma non potrà esserci una proroga al buio. L'intesa su una nuova estensione del termine previsto dall'articolo 50 del Trattato dovrà essere legata a un obiettivo preciso, come ad esempio la necessità di svolgere le elezioni anticipate nel Regno Unito chieste a settembre dal Governo Johnson alla Camera dei Comuni.

Veniamo infine a un capitolo che questo Parlamento ha già normato e su cui anche Palazzo Chigi ha attivato meccanismi, il capitolo della preparazione allo scenario poco auspicabile di un «no deal». La Commissione europea ha pubblicato la sua sesta Comunicazione lo scorso 4 settembre, l'ha definita un'ultima chiamata, esortando a prepararsi allo scenario peggiore per tutti i soggetti interessati da Brexit.

In Italia, come sapete, sono in vigore e sono stati messi in sicurezza i diritti dei cittadini ed è stata attivata una rete di protezione per tutelare meglio le imprese. I preparativi italiani per il caso di recesso senza accordo prevedono misure legislative che questo Parlamento ha adottato nei mesi scorsi, in particolare con l'adozione del decreto-legge 25 marzo 2019, n. 22, che assicura la stabilità finanziaria e l'integrità dei mercati, la tutela dei diritti dei cittadini britannici residenti in Italia, nonché il rafforzamento della rete consolare nel Regno Unito e dell'assistenza ai connazionali.

Il Governo ha inoltre adottato ulteriori misure di emergenza con un piano operativo dell'Agenzia delle dogane, per la messa in sicurezza di porti e aeroporti e l'assistenza alle nostre imprese, con l'apertura di un help desk dell'ICE dedicato a Brexit a Londra.

Deve però essere chiaro che, anche in caso di una preparazione perfetta, la Brexit avrà conseguenze che cambieranno lo status quo. Per questo motivo invito anche voi, che avete un ruolo di rappresentanza verso i nostri concittadini che vivono in Inghilterra, a fare ognuno la propria parte: sui cittadini e sulle loro preoccupazioni dobbiamo essere attenti.

Personalmente mi recherò a Londra il 7 ottobre per incontrare i rappresentanti delle nostre comunità, discutere insieme a loro le soluzioni e anche vedere le problematicità che si stanno sviluppando in queste settimane, su questo come su altri fronti (come il settore dei servizi finanziari), adottando un piano operativo per le dogane per evitare la congestione di porti e aeroporti, e concordando con le Commissioni anche un piano di interventi nei settori potenzialmente più esposti, come ad esempio l'industria agroalimentare.

La prossima settimana si riunirà nuovamente la task force Brexit di Palazzo Chigi per l'ultimo tagliando sulle misure di preparazione di emergenza. Come ho detto, la futura relazione con il Regno Unito sarà sempre improntata a un partenariato forte e ambizioso su molti campi a partire dalla difesa, perché l'amicizia e il rapporto che c'è tra i nostri due Paesi ha avuto un valore in passato e continuerà ad avere un valore per il prossimo futuro.

Cerco di sottolineare come, insieme al quadro finanziario pluriennale, questo sia il tema su cui ci troveremo a lavorare insieme alle Commissioni a ottobre e su cui il Governo è chiamato a gestire una fase molto importante per i nostri interessi nazionali.

Terzo punto, il fenomeno migratorio. Questo rappresenta, come sappiamo, un tema centrale nell'agenda europea, di natura trasversale nell'ambito delle politiche dell'Unione europea, proprio di quelle che stiamo per negoziare anche nel quadro finanziario pluriennale.

Affrontare la questione del vicino Medio Oriente, del Mediterraneo, della regione del MENA (Middle East and North Africa) e la gestione integrata dei flussi migratori significa agire soprattutto su un piano di proiezione esterna dell'Unione, che occupa ovviamente aspetti normativi e regolamentari interni, ma dà la fisionomia stessa di che Unione europea vogliamo costruire.

Possiamo esprimere degli apprezzamenti sui primi passi, come per esempio ieri al vertice di Malta, dove è stata aperta la strada per una ridiscussione, che poi troverà sede di nuovo a livello di Ministri degli interni, verso l'affermazione sostanziale del principio, che noi sempre ripetiamo, che chi sbarca in Italia sbarca in Europa, e c'è il tema della revisione del Regolamento di Dublino.

Il primo messaggio di questo primo passaggio è quindi positivo, ma (diciamocelo chiaramente) è un primo passaggio di un lavoro che riguarderà come noi riformiamo la stessa proiezione e la stessa Costituzione dell'Unione europea su un fenomeno che non è emergenziale, ma è strutturale della nostra età globale. È un primo passo importante di una politica comune europea sulle migrazioni, anche se resta da avere una gestione multilivello dell'Unione europea che la affronti in maniera strutturale.

In quest'ottica l'Italia intende rilanciare una vera e propria politica migratoria comune europea, ispirata a una concreta solidarietà nei confronti degli Stati membri maggiormente esposti alle pressioni migratorie (sottolineo innanzitutto la Spagna e la Grecia), ma occorrerà, come credo sia impegno di tutti noi, sottolineare la necessità di soluzioni strutturali per rispondere a questo fenomeno epocale, modulata su più livelli.

Sin dal mio insediamento ho condiviso la volontà governativa di dialogare in maniera costruttiva con i principali partner europei, immaginando nuovi strumenti come la realizzazione, prevista e proposta dalla Presidente Ursula von der Leyen, di corridoi umanitari europei, che in casi emergenziali come quello della situazione in Libia consentirebbero di evitare lo sfruttamento e il traffico di esseri umani nel Mediterraneo, fatto da moderni schiavisti.

Con il quadro finanziario pluriennale l'Europa riconosce la necessità di dotarsi di una politica migratoria più strutturata e di risorse sufficienti a finanziarle. È una grande occasione, perché – se sul livello dell'accordo tra i Paesi per ricollocazione, rimpatrio ma anche accoglienza si devono sviluppare meccanismi che guardino anche alla riforma del Regolamento di Dublino – nel quadro finanziario pluriennale possiamo insieme decidere il tipo di dimensione esterna, che investe anche la collaborazione con i Paesi di origine e transito, di questo fenomeno.

L'obiettivo (ne discuteremo da qui ai prossimi mesi) è, come propone la Commissione, ricondurre ad unità le linee di finanziamento precedenti attraverso un nuovo strumento per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione internazionale. Questo strumento ovviamente ha degli obiettivi di spesa da negoziare, perché la prima proposta è che sia almeno il 10 per cento della spesa complessiva, e deve essere adeguata alla definizione di una gestione efficace e multilivello del fenomeno migratorio.

Sottolineo questo elemento, perché insieme alla revisione dell'accordo di Dublino, alla solidarietà, elemento fondativo della costituzione dell'Unione europea, tra gli Stati membri, è necessario costruire un nuovo meccanismo e nuove strumentazioni per avere una proiezione esterna. Questo è il momento, proprio quando si pianifica il bilancio europeo e si riorganizzano gli strumenti di proiezione, che l'Italia avanzi proposte e meccanismi all'altezza delle sfide che come Parlamento e Governo abbiamo tutti dinanzi.

Le priorità della nuova Commissione offrono grandi opportunità per l'Italia, sta a noi saperle cogliere, un'ampia convergenza sui settori su cui occorre investire per rilanciare l'occupazione, la competitività e la produttività delle imprese europee, sviluppando filiere di prodotti e servizi a elevato valore aggiunto, e favorire la transizione verso modelli di produzione sostenibile sotto il profilo economico, ambientale e sociale. Nella visione del Governo la crescita non può prescindere da investimenti pubblici e privati nelle tecnologie strategiche su cui si gioca la competizione globale, affinché l'Unione europea nel suo insieme non perda competitività su scala mondiale.

Parallelamente, in linea con gli obiettivi della Presidente Von der Leyen, occorrerà garantire la massima attenzione alle piccole e medie imprese, che rappresentano il volano dell'economia italiana, supportandole nella trasformazione digitale e nel processo di internazionalizzazione. Sarebbe inoltre auspicabile che il processo di integrazione vada a includere sempre maggiori settori (questa sarà la spinta che come Governo porteremo avanti), molti passi avanti sono stati fatti, ma ancora tanta strada c'è da fare. Mi riferisco in particolare al settore fiscale, uno dei campi in cui si gioca maggiormente la partita della concorrenza tra i Paesi dell'Unione.

L'imposizione diretta è competenza dei singoli Stati membri, ma l'esercizio di questa competenza non può pregiudicare gli obiettivi e gli interessi dell'Unione, e un riavvicinamento del regime di prelievo fiscale è una delle basi su cui si deve fondare la competitività tra i Paesi, al fine di evitare gli effetti distorsivi conseguenti all'eccessiva concorrenza fiscale, ivi inclusa la delocalizzazione.

Credo che l'azione del Governo si debba muovere quindi nel senso di spingere l'Unione verso un riavvicinamento delle legislazioni degli Stati in materia fiscale, grande partita che ci impegnerà tutti, e verso un'armonizzazione quantomeno parziale dei livelli di imposizione, in particolare delle tasse relative alle imprese. In questa direzione va anche l'introduzione tanto discussa (era presente anche nell'ultima lettera del Presidente Mattarella al Forum di Ambrosetti) di una webtax. La Commissione cercherà di raggiungere un accordo entro il 2020 a livello di OCSE e G20, ma, se non sarà possibile, l'intenzione sarà quella di proporre una webtax europea.

L'integrazione dovrà riguardare tutti i livelli, dalla cooperazione giudiziaria alla completa mutualizzazione del rischio bancario all'interno dell'area euro, così come il tema su cui si discute molto oggi di un piano integrato per l'energia e per il clima, che ovviamente riguardi quello che la Presidente Von der Leyen ha definito un «European Green Deal», cioè un piano strategico a cui l'Italia non solo progetta e condivide questo impatto, ma deve anche far sì che questi impegni si tramutino in scelte economiche essenziali, che riguardino anche le nostre imprese.

Sempre a livello ambientale è importante ricordare la rilevanza del sistema di scambio di quote di emissione, il cosiddetto ETS (Emissions Trading Scheme) dell'Unione europea, su cui si fonda la politica dell'Unione per contrastare i cambiamenti climatici.

Onorevoli senatori e onorevoli deputati, nell'ambito delle attività che ho intrapreso nei giorni scorsi ho trovato nel Dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio dei Ministri un fondamentale supporto e vorrei qui fare un pubblico plauso non solo alle persone che mi hanno raggiunto in questa nuova esperienza, ma a tutti i lavoratori, i funzionari del Dipartimento per la loro alta preparazione, in particolare per le attività inerenti all'attuazione delle politiche generali e settoriali dell'Unione europea, nonché per le azioni di coordinamento nell'ambito dell'attività normativa dell'Unione europea.

Come accennavo, è essenziale mantenere il costante raccordo con le istituzioni italiane ed europee, innanzitutto con il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, assicurando anche ai sensi della legge n. 234 del 2012 il coordinamento nella fase ascendente e discendente, il coordinamento sui temi del mercato interno e il funzionamento del Comitato interministeriale per gli affari europei.

È mia intenzione in riferimento a quest'ultimo punto, anche su suggerimento di senatori e deputati, dare nuovo slancio al Comitato. La prima riunione in preparazione del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre sarà presieduta per la prima volta dal Presidente del Consiglio, perché l'obiettivo è quello di definire in maniera più coesa, autorevole ed efficace la posizione italiana da sostenere in sede di Unione europea nella fase di predisposizione della normativa e per garantire il coordinamento delle amministrazioni dello Stato.

Prevedo quindi di convocare con maggiore frequenza le riunioni del Comitato e ovviamente del Comitato tecnico di valutazione. Lo scopo è di ricorrere a questi organismi anche per modificare l'approccio ai grandi negoziati, cercando di influenzare a monte l'agenda europea con proposte e iniziative.

Per quanto riguarda la sfera del mercato interno, intendo promuovere una riflessione sulla politica dei sussidi nei Paesi terzi e sull'impatto che ne deriva sulla concorrenza internazionale.

In particolare, è importante che la concorrenza si svolga in un contesto di parità di condizioni.

Sarà mia cura inoltre tenere alta l'attenzione sul processo di controllo della legittimità degli aiuti di Stato, su cui la Commissione ha competenza esclusiva ai sensi dell'articolo 107 e seguenti del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea.

Per il contrasto alle frodi e alle irregolarità attinenti in particolare al settore fiscale e a quello della politica agricola comune dei fondi strutturali, proseguirà con rinnovato impegno l'attività del Nucleo della Guardia di finanza, presente presso il ministero, per la repressione delle frodi. Sono contento di annunciare (è merito della Guardia di finanza, non mio) i risultati dell'attività del Nucleo che ha già predisposto non solo la chiusura di ben 329 dossier, ma anche il recupero di una somma pari a 223 milioni di euro. Da qui a poche settimane avverrà la realizzazione, insieme alla Ragioneria Generale dello Stato, di una piattaforma nazionale antifrode, che, accentrando le informazioni in un'unica banca dati, rappresenterà il fulcro dell'azione di contrasto alle frodi.

Tra i miei compiti c'è anche quello di assicurare la tempestiva e continua informazione del Governo alle Camere sugli atti dell'Unione, nel rispetto del ruolo primario che la legge n. 234 riserva al Parlamento. Conto con il vostro sostegno di far approvare entro il prossimo mese la legge di delegazione 2018, che consentirà il recepimento di ventisei direttive europee, diciotto di queste deleghe dovranno essere esercitate entro tre mesi dalla data dell'entrata in vigore della legge, mentre per sette direttive, in considerazione del loro termine di recepimento, è possibile che nel mese di gennaio 2020 la Commissione europea avvii ulteriori procedure di infrazione, quindi il mio sostegno perché questa legge di delegazione venga approvata il prima possibile.

Voglio anche qui chiarire e prendere un impegno con voi nel determinare un'attività necessaria alla tempestiva predisposizione delle nuove leggi europea e di delegazione europea. Di quest'ultima abbiamo già una prima bozza di disegno legge e io credo che l'obiettivo che noi dobbiamo predisporre è di approvare due leggi di delegazione europea, due leggi europee all'anno. Ovviamente serve il contributo e l'impegno di tutti quanti noi.

In conclusione, sarà mia cura proseguire l'impegno sul tema delle infrazioni. Oggi la Luiss ha presentato uno studio e io vorrei essere molto chiaro: nel corso dell'ultimo anno le procedure di infrazione sono aumentate, passando da 59 a 81, di cui 71 riguardano casi di violazione del diritto dell'Unione e 10 attengono a casi di mancata trasposizione di direttive del nostro ordinamento.

Credo che questo sia un punto decisivo e sia anche un impegno del Governo, non a caso ho già predisposto un ricambio nella guida dell'Ufficio infrazioni, richiamando il professor Condinanzi a guidare l'Ufficio infrazioni, forte della sua esperienza in passato, quando passammo da 139 a 59 infrazioni. È un settore di grande rilevanza, a cui l'opinione pubblica e tutto l'impatto della burocrazia dello Stato guardano con attenzione, e credo che sia maggiore interesse nostro e maggior lavoro da fare nel Dipartimento per dare subito un segnale, da qui a dicembre, di controtendenza.

Le procedure di infrazione nei casi che sono stati portati all'attenzione della Corte di giustizia riguardano un lavoro di riduzione del numero delle procedure a carico del nostro Paese, intensificando ulteriormente l'azione volta a riportare l'incidenza del contenzioso europeo entro limiti fisiologici.

Cari senatori, deputati, presidenti, vi chiedo scusa per la lunghezza di un lavoro che è frutto non solo di una preparazione del nuovo Gabinetto e del nuovo Ministro, insieme alla sottosegretaria, ma anche di una rilevanza dei lavori che ho visto entrando nel Ministero, del rispetto che ho per il Parlamento e per le Commissioni, per lavorare insieme su quelle che sono le priorità in un momento (qui sta la lunghezza del mio intervento) abbastanza importante, perché alla nascita di un nuovo Governo e all'impegno con il Parlamento corrisponde la definizione di un nuovo quadro finanziario pluriennale, di una nuova agenda strategica della neo designata Commissione europea e di un impegno per far sì che l'Europa sia all'altezza delle sfide globali. Vi ringrazio.

(fonte: Camera dei Deputati)

Vincenzo Amendola , linee programmatiche , Green new deal
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