descrizione immagine

Rassegna Stampa

Ministro Foti: "La spesa per il PNRR è arrivata a 143 miliardi"

(intervista del Messaggero/Mattino al Ministro Tommaso Foti) 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza "non è semplicemente un programma di spesa". A sottolinearlo è il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione, Tommaso Foti. A dirlo, aggiunge, è lo stesso regolamento del Recovery stilato dalla Commissione europea. Il Pnrr "è un programma che prevede un rimborso a performance, quindi obiettivi che devono essere raggiunti a volte sul piano quantitativo, a volte con riforme". 

Il 30 giugno era una sorta di data simbolo del Piano perché, in teoria, si sarebbero dovuti raggiungere una serie di obiettivi. In realtà ci sarà ancora tempo fino al 31 agosto. A che punto siamo per poter richiedere la decima e ultima rata da 28, 4 miliardi? 
"Nei prossimi otto o dieci giorni avremo un monitoraggio più attento. Stiamo facendo i conti, ma ritengo che siano già stati raggiunti tra i 60 e i 70 obiettivi, rispetto ai 159 da rendicontare entro il 30 settembre". 

E sul piano della spesa a che punto è l'Italia? Lei, con una battuta, ha detto che il Piano nazionale di ripresa e resilienza non è un programma di spesa. 
"A dirlo è lo stesso regolamento prodotto dalla Commissione. La spesa è uno dei temi, ma non l'unico". 

Ma se le volessi chiedere la cifra cui siamo arrivati? 
"Sulla piattaforma ReGiS risultano spesi oltre 121 miliardi di euro, a cui con la rendicontazione finale andranno aggiunti i circa 22 miliardi confluiti negli strumenti finanziari. In totale, quindi, fanno circa 143 miliardi su 166 miliardi attualmente incassati per il raggiungimento dei 416 obiettivi previsti dalle 9 rate. Guardando a questi numeri, escludo che ci sia qualcuno in Italia disposto a dire che non sono stati fatti i lavori". 

Tornando all'attuazione e agli obiettivi per richiedere la decima rata: a metà giugno è stata presentata a Bruxelles una proposta di revisione. Prevedete un ok a breve? 
"Al 90% si tratta di aspetti meramente tecnici sui quali c'è un confronto con la Commissione europea che, una volta concluso, avrà effetti immediati. Si potrebbe risolvere tutto anche in una decina di giorni". 

Nella revisione rientrano anche gli 1,2 miliardi inizialmente destinati al progetto Rosco, ossia alle ferrovie, e che si vorrebbe spostare sul Piano casa approvato ieri in Parlamento. Si troverà un modo per spostare le risorse? 
"Il Piano Casa andrà avanti per conto proprio. Per quanto riguarda le risorse destinate alle ferrovie, ci dovrà essere una verifica per capire se spostarle in altri ambiti. Dobbiamo tenere aperte tutte le possibilità, perché alla fine sarà la Commissione a fare le proprie valutazioni". 

Con il piano che si avvia a scadenza, tra poco bisognerà ragionare sull'avvio dei rimborsi dei prestiti contratti. In Europa si inizia a discutere dell'ipotesi di rinviare i rimborsi o allungare le scadenze. 
"Il tema riguarda la quota di competenze dell'Unione europea. Occorre sempre ricordare che le risorse del Pnrr non sono soldi regalati. Per la parte delle risorse rimborsate dal bilancio europeo, alcuni ritengono che si possa allungare il periodo di pagamento del debito oppure rinviarlo, in modo tale che non pesi in modo sostanziale sul quadro finanziario pluriennale 2028-2034. Però è una discussione ancora in atto". 

L'Italia come si colloca in questo dibattito? 
"Potremmo essere anche d'accordo ma come detto bisogna poi vedere cosa pensano gli altri Paesi. Soprattutto il fronte dei Paesi "frugali" è dell'idea che vadano rimborsati subito". 

Stiamo arrivando quasi quasi alla fine del Piano, che giudizio dà dei risultati raggiunti? 
"Indubbiamente è stata un'opportunità difficilmente ripetibile, viste le condizioni particolari in cui è nato, ossia per il rilancio economico post-pandemia. È stata poi una delle sfide amministrative più impegnative che gli enti locali e le Regioni hanno avuto in questi anni. Sotto questo profilo, dobbiamo dire che si sono registrati risultati molto importanti anche in termini di riforme, quali il testo unico sulle fonti rinnovabili, il codice dei contratti pubblici, la riduzione dei tempi di pagamento della pubblica amministrazione che ci ha permesso di chiudere una procedura di infrazione avviata dieci anni fa. Ci sono però anche ombre". 

Quali? 
"Alcune dipendono anche dalla condizionalità del piano, come il principio di 'non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali'(DNSH), che ad esempio ha impedito di poter investire risorse adeguate per quanto riguarda la rete infrastrutturale stradale del Paese, delle province, delle Regioni e dei Comuni. Se però guardo agli investimenti in salute, come le case di comunità e gli ospedali, oggetto di molte critiche, vedo il raggiungimento di obiettivi rispetto ai quali sapremo sfatare le critiche dei gufi". 

(intervista di Andrea Pira, Il Messaggero/Il Mattino)