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Rassegna Stampa

Ministro Foti: "Con Trump governo né timido né debole"

(estratto dall'intervista di QN - Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione - al Ministro Tommaso Foti)

Tommaso Foti, ministro degli Affari Europei, che cosa ne pensa delle ultime polemiche sulla risposta della premier a Trump a proposito dell'Afghanistan? 
«Guardi, a me pare che la risposta della presidente Meloni sia stata di una chiarezza lapalissiana. Ha ricostruito la presenza italiana, il nostro contributo di sangue, i caduti e i feriti nelle missioni di sicurezza. Il ministro Crosetto ha assunto anche atti che a lui spettano al riguardo, e non si può dire che ci sia stata debolezza o timidezza verso un'affermazione sbagliata e incomprensibile di Trump». 

Il punto è la tempistica, che spesso non è secondaria. Perché la premier ha impiegato 36 ore per rispondere a Trump? 
«Non ritengo che in politica si vada con l'orologio». 

Che senso ha assunto il vertice Italia-Germania di tre giorni fa?
«Abbiamo dato seguito al precedente bilaterale in Germania, in cui fu sottoscritto il piano d'azione strategico. I rapporti tra Italia e Germania si sono rafforzati e questo credo debba far contento chi è animato da spirito nazionale». 

C'è chi maliziosamente ha letto il vertice come un messaggio a Macron.
«La malizia in politica estera spesso va messa da parte». 

C'è anche il legittimo tentativo di mutare gli equilibri all'interno della Commissione? 
«Aver posizioni comuni avendo problemi comuni ha senso. Meloni e Merz hanno una visione dell'Europa simile, molto pragmatica. Lavorare insieme ne è la conseguenza». 

Fuori per scelta dal Board di Trump, su Gaza che ruolo avremo? 
«Faremo le cose che ci verranno chieste, come addestrare le forze di polizia, cosa che l'Italia ha sempre mostrato di saper fare». 

Che impressione le hanno fatto i fatti di Minneapolis? 
«Ho visto, personalmente ritengo che l'Ice manifesti un approccio molto duro e censurabile, per niente in linea con quello che viene adottato dalle nostre forze dell'ordine». 

Non vede una svolta autoritaria nelle politiche trumpiane? 
«Guardi, mi limito a osservare quello che è accaduto, non avendo la pretesa di sostituirmi a chi lì può intervenire per perseguire comportamenti non in linea con la legge». 

Dei colloqui a tre sull'Ucraina che dice? 
«Finché ci si parla è un bene. Speriamo che al più presto si arrivi alla pace giusta e duratura che tutti auspichiamo». 

Però ci sono paesi come l'Ungheria che si oppongono agli aiuti a Kiev. 
«Che ci siano nazioni che per ragioni storiche, situazioni geografiche o altro abbiano idee diverse dalle nostre ci sta, però quando l'Europa è stata chiamata a decidere lo ha sempre fatto». 

L'intervista integrale è disponibile sul sito di QN

(intervista di Pier Francesco De Robertis, QN)