Ministro Foti e l'onda dei rincari: "Lo spread si è alzato? Con Draghi era peggiore"
1 novembre 2026
(intervista del Quotidiano Nazionale al Ministro Tommaso Foti)
Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, qual è il Dna della manovra e cosa risponde a chi sostiene che sia 'elettoralistica'?
«E' una manovra che fa delle scelte di campo, certo non risolve tutto, nessuno ha la bacchetta magica, però sui filoni a cui dare una risposta - lavoro, famiglia, giovani, casa, salute e taglio del costo dell'energia - interviene con misure chiare ed efficaci. Poi, definire elettoralistica una manovra da 26 miliardi per il 2027 e da 27 per il 2028, quando si sarà già votato, significa non mettere nemmeno in logica i numeri».
Le opposizioni parlano di scelte finanziate solo per un anno.
«Chi contesta queste misure, se si troverà a governare, dovrà essere solo contento perché avrà un anno libero, nel 2028, per fare quello che vuole, e se dovessimo tornare noi, avremo la capacità di dimostrare che le misure erano di sistema. Hanno tuonato contro l'esonero dal pagamento del bollo auto e se lo sono trovato come manovra stabilizzata, dalla Schlein a Conte, passando per Bonelli e Fratoianni, hanno perso un'occasione per tacere».
Come finirà il braccio di ferro tra Lega e FdI sul fondo per le pensioni anticipate?
«Come sempre quelle che sembrano polemiche sono solo interpretazioni, nel corso dell'esame della legge di bilancio in Parlamento si troverà la quadra che, per me, c'è già».
Meloni ha fatto una battaglia in Ue sulla flessibilità, ma i margini di manovra sono limitati, non crede?
«Abbiamo avuto una flessibilità discreta, l'Europa dovrebbe porre più attenzione al tema del costo dell'energia: l'Ets è una tassa sulle imprese che in questo momento non ha ragione di essere, con i manifesti ideologici si fa poca strada. Giorgia Meloni l'ha ribadito nell'ultimo Consiglio europeo e lo farà ancora. Poi, in Italia, le bollette sono anche più care perché non si è voluto il nucleare, che le avrebbe ridotte del 30-40%. Comunque, se avessimo dato retta alle attuali opposizioni, non ci sarebbero nemmeno queste risorse quindi i fatti dimostrano che l'inutilità è di chi ha parlato a vanvera».
Il governo ha messo in campo misure contro il caro energia ma sono scoppiate proteste contro il caro vita.
«Oggi c'è un'impennata dell'inflazione, ma faccio presente è la metà di quella del governo Draghi, quando ci siamo insediati, così come è la metà lo spread, la Borsa è più 50% e ci sono 220 miliardi di Titoli di Stato in più in mano agli italiani rispetto al passato. Le armi? Nessuno fa il tifo per le armi ma servono spese per la difesa che ci evitino quanto è capitato all'Ucraina con l'invasione della Russia, che, alla fine, è la causa che ha portato al carovita».
E' mancato un po' di ascolto delle piazze da parte del governo?
«Le manifestazioni non sono un fatto italiano, sono partite in Francia, ci sono state in Italia, ieri c'erano trenta città tedesche coinvolte dalle proteste: c'è un vento di contestazione come sempre quando la situazione sociale è meno favorevole. Se si è in buona fede si possono trovare punti di convergenza, ma non accade se le manifestazioni sono un pretesto per spaccare vetrine e picchiare le forze dell'ordine».
Il Pnrr è ormai all'ultimo miglio, cosa resterà?
«Una serie di opere che hanno fatto fare un salto evidente all'Italia nel senso della modernizzazione. E' stato dimostrato che si può lavorare in Italia per obiettivi chiari e tempi certi e questo deve restare. Di quel Piano parlano bene tutti, dal Fondo monetario internazionale, alla Banca europea, alla Banca d'Italia, alle agenzie di rating, meno la nostra opposizione».
Ministro ma quando si vota?
«Nel 2027. Se avesse chiesto due mesi prima del luglio 2022 se si sarebbe votato a settembre forse tutti avrebbero detto di no, poi c'è stata l'accelerata di una crisi politica. In questo caso non c'è crisi politica ma bisogna valutare alcuni elementi tra cui il fatto che l'Italia nel 2028 avrà la presidenza del Consiglio europeo. Bisognerà coordinare il calendario elettorale con questi impegni».
Vannacci, come pare, è definitivamente fuori dall'alleanza?
«E' un tema che ultimamente sembra interessi meno agli elettori che ai giornalisti. Vannacci era nel centrodestra, è uscito e vota contro la fiducia al governo sistematicamente: ha fatto una scelta di campo, il campo larghissimo contro Meloni».
Questo varrà anche quando ci sarà da raggiungere la soglia del 42%?
«Noi non raggiungeremo solo il 42%, ma saremo oltre il 45%»
(intervista di Veronica Passeri, Quotidiano Nazionale)
