Il Ministro Foti e l'intesa italo-tedesca: "Eurobond limitati per il sì di Berlino"
14 febbraio 2026
(estratto dall'intervista di QN - Il Giorno, il Resto del Carlino, La Nazione - al Ministro Tommaso Foti)
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Passiamo ai temi europei che anche come ministro la riguardano più da vicino. La nuova intesa italo-tedesca è una delle novità dell'ultimo periodo. Ma è un motore italo-tedesco o un freno italo-tedesco?
«Guardi, questo documento che ha visto promotori l'Italia, la Germania e il Belgio non vuole rappresentare un'intesa ad escludendum nei confronti di chissà chi. Tant'è vero che il pre-vertice ha visto la partecipazione di altri 17 Stati a partire dalla Francia».
Si è parlato di competitività. Perché è così importante?
«È il tema che riguarda più da vicino il futuro dell'Europa. Come riuscire a competere in primo luogo con la Cina, e dall'altra parte controbilanciare gli Stati Uniti in ambito commerciale anche in ragione della svalutazione del dollaro. La competitività è recuperare quel ritardo europeo in ambito finanziario e tecnologico che è via via aumentato nel corso di questi anni».
Quando si parla di Europa uno dei punti nodali è l'unanimità delle decisioni. Che cosa ne pensa?
«Non ritengo che l'unanimità, almeno per come è posta, sia uno dei temi centrali. Come dicono i trattati e come ha segnalato anche Mario Draghi vi sono già regole che possono tranquillamente bypassare l'unanimità per certi versi e per certi settori».
Meloni e Merz hanno detto che occorre dare più potere ai singoli stati. Non è un modo diverso di rallentare il processo europeo?
«Il Consiglio europeo, che ricordo è l'insieme dei governi eletti dai cittadini, dovrebbe necessariamente dettare la linea e non farsela dettare, come accade, troppo e spesso. Bisognerebbe che ognuno facesse ciò che istituzionalmente è deputato a fare».
Si è parlato molto di eurobond. L'Italia li vorrebbe e la Germania no.
«Bisogna fare il passo che la gamba consente all'Europa ma, soprattutto, che consentono le regole, anche costituzionali, come nel caso della Germania. Si potrebbero individuare modalità attraverso le quali, limitando gli eurobond a un certa finalità, anche la Germania potrebbe trovare un punto d'approccio».
Il cancelliere Merz proprio ieri ha preso atto della frattura forte tra gli Stati Uniti e l'Unione Europea.
«Dobbiamo necessariamente inquadrare il tema anche alla luce di un cambiamento degli orientamenti geopolitici degli Stati Uniti, che poi non è una novità. La Nato è ancora strategica e l'Unione europea è il braccio europeo della Nato. Questo è il punto».
L'altro giorno la Lega ha votato per il decreto Ucraina a Roma in un modo e a Strasburgo in modo opposto. Per voi è un problema?
«Nel Parlamento europeo molte espressioni di giudizi non sono correlate a quelle che sono le posizioni nazionali, perché i gruppi parlamentari stessi al loro interno spesso e volentieri votano in modo differente. Non credo sia un problema»
(intervista di Pier Francesco De Robertis, QN)
