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"Quelle vie percorribili per rinnovare l'Unione"

6 novembre 2018

(Intervento del Ministro Paolo Savona sul Sole 24 Ore)

 

Caro direttore, ho molto apprezzato la diagnosi che Sergio Fabbrini ha pubblicato domenica 4 novembre sul Sole 24 Ore sull'Europa da cambiare. Essa termina con la valutazione che "tra il sovranismo distruttivo e l'europeismo conservativo c'è lo spazio per una strategia riformatrice con cui rilanciare il progetto politico europeo".

Sono sempre più numerose le voci che si alzano preoccupate per il futuro dell'Unione europea, ma poche si spingono fino a suggerire che cosa fare in concreto, come è indicato punto per punto nel documento inviato a Bruxelles dal Governo italiano intitolato "Una politeia per una Europa diversa, più forte e più equa".

Non voglio apparire partigiano delle idee espresse solo in quel documento e preferisco cedere la parola a sei illustri personaggi tedeschi che hanno pubblicato un appello il 25 ottobre su Handelsblatt: Hans Eichel, Jùrgen Habermas, Roland Kock, Friedrich Merz, Bert Rùrup e Brigitte Zypries. 

I media italiani non l'hanno preso in considerazione (almeno per ciò che mi consta), eppure essi mostrano una profonda preoccupazione sul futuro dell'Europa e della Germania.

L'appello sottolinea i grandi progressi che i Padri dell'Europa unita hanno permesso a un continente che nella sua storia non aveva mai avuto un periodo di pace così lungo (75 anni), raggiungendo grandi successi nel libero movimento delle persone e dei capitali che hanno permesso uno sviluppo straordinario, una migliore formazione dei giovani e un'ampia circolazione delle idee.

Essi sostengono che l'Unione europea "è qualcosa in più di un progetto economico: è un progetto culturale, un innalzamento del livello di civiltà che il mondo ci invidia". E aggiungono: "il nazionalismo va nuovamente rialzando la sua brutta testa in tutta Europa. La solidarietà sta cedendo all'egoismo, come se si stesse dimenticando ciò che la generazione precedente ha imparato dalla storia". Concludono che ciascun Paese europeo, da solo, non può affrontare i problemi del XXI secolo e occorre perciò recuperare la solidarietà tra Stati.

La loro ricetta è chiara: innanzitutto avere una forza armata comune. Spendiamo il triplo della Russia per mantenere forze armate nazionali. Poiché non intendiamo farci più guerra tra noi, è giusto mettere insieme le forze senza spendere un euro in più. Manderemo al resto del mondo il messaggio che l'Europa è unita e intende perseguire una politica di pace, bilanciando gli interessi nazionali e preservando le risorse naturali del Pianeta.

Inoltre affermano che "l'Eurozona, il cuore del più avanzato progetto dell'Europa unita, è fragile. Tutti lo sanno. In molti, facendo confusione, considerano l'Eurozona a rischio di sopravvivenza nel caso di una nuova crisi finanziaria... Una moneta comune richiede a tutti di considerare salari e prezzi non più a livello nazionale, ma nel contesto europeo". Come pure non si può avere "una politica monetaria che si adatti a tutti... [perché] indebolisce i Paesi deboli e rafforza quelli forti. Perciò la politica monetaria europea richiede stabilizzatori per mitigare o rimuovere questi effetti".

Aggiungono che la Germania lo ha fatto, ma all'Unione economica e monetaria europea tuttora mancano gli strumenti da essa sperimentati positivamente. Essi concludono sollecitando un rafforzamento del Parlamento europeo e l'impegno da parte del Governo tedesco nella realizzazione degli obiettivi da essa raggiunti per i suoi cittadini, riconoscendo che la Germania deve essere pronta a severi compromessi, incluso quello di dare più elevati contributi finanziari.

Documenti come questo indicano che in Germania il seme della pace e della solidarietà tra popoli è ancora presente, esattamente come penso e sollecito da tempo che emerga. Le mie due lettere agli amici tedeschi lo testimoniano e la seconda richiama il trattato 'Sulla pace perpetua' di Immanuel Kant che i saggi ricordano nel loro scritto. Mi domando ovviamente, caro direttore, perché la quasi perfetta coincidenza della diagnosi del documento del governo di cui faccio parte non diventa oggetto da noi di un serio dibattito e faccia emergere le forze politiche e culturali serie e responsabili, che tuttora esistono in Italia, mentre prevalgono le forze conservatrici che lo impediscono all'interno e in Europa e bollano chiunque ne parli come un pericoloso euroscettico.

Poiché anche noi italiani abbiamo dato un contributo, si tratta ora di mettere insieme quanto finora emerso negli Stati membri per raggiungere un'Europa migliore; o, quanto meno, inviare un messaggio agli elettori europei che si intende discuterne prima delle elezioni del 2019, per evitare il peggio come sospettano i sei saggi tedeschi. 

 

Un'Europa più forte e più equa
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