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Brexit, da 55 anni senza residenza. Ora per Anna si muove il governo

13 settembre 2019

(articolo pubblicato su la Repubblica)

È un clamoroso caso simbolo della Brexit. Per lei si sono mossi il ministro degli Affari Europei Enzo Amendola, l'ambasciata e il consolato italiani a Londra e ora anche il Ministero dell'Interno britannico. Come ha raccontato disperata a Repubblica due giorni fa, Anna Amato, italiana originaria di Caserta, nonostante 55 anni (su 57) vissuti nell'inglese Bristol, marito e figli britannici e 500 mila sterline di tasse pagate oltremanica, non ha ancora ottenuto la residenza permanente in Regno Unito post Brexit, perché non è riuscita a dimostrare all'Home Office di aver vissuto e lavorato per 5 anni continuativi in Inghilterra.

Una vicenda assurda, innescata da documenti spariti e/o non digitalizzati. Ma subito dopo lo sfogo della signora su Repubblica («Il Regno Unito mi ha tradita, i miei diritti calpestati, mi sento una cittadi na di serie B, l'Italia mi aiuti!») le autorità nostrane si sono attivate: il ministro Amendola ha assicurato a Repubblica che «Londra sta cooperando per risolvere il caso». Lo stesso Ministero dell'Interno britannico ieri ha ammesso il caso Amato, causato dal vecchio processo per la residenza permanente, e quindi ha esortato la signora a iscriversi al più semplice Settlement Scheme (sul sito www.gov.uk), il programma del governo britannico che rilascia permessi di soggiorno post Brexit (temporanei o permanenti) ai cittadini Ue già residenti in Regno Unito. Ma la signora Amato non vuole partecipare allo Scheme, perché teme di essere umiliata una seconda volta e vedersi assegnare un permesso temporaneo, dopo 55 anni in Inghilterra: «Sarebbe una beffa enorme». Vedremo. Proprio ieri l'Home Office ha pubblicato gli ultimi dati del Settlement scheme: in tutto, su 3,2 milioni di cittadini europei sul suolo Uk, si sono iscritti 1,5 milioni, e tra questi poco più di 150 mila italiani. Un numero ancora insufficiente sul totale — ufficioso — di 700 mila. Ieri l'ambasciatore italiano a Londra, Raffaele Trombetta, alla Bbc ha esortato i connazionali ad iscriversi al Settlement Scheme, altrimenti si rischia «uno stato di limbo».

Intanto, un tribunale di Belfast ha assolto il governo Johnson, sia per i potenziali rischi della Brexit dura sulla pace irlandese sia per quanto riguarda la recente sospensione del Parlamento, giudicata invece «illegale» da una corte scozzese. Ieri il premier Johnson ha assicurato di non aver ingannato la Regina per farsi approvare la controversa chiusura di Westminster. L'ennesima bugia di Boris? Lo dirà la Corte Suprema martedì.
Antonello Guerrera

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