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Intervento del Ministro Savona al CNEL

9 luglio 2018

Il testo dell'intervento del Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, in occasione del debriefing del Consiglio europeo tenuto al CNEL con i rappresentanti delle parti sociali.


Signor Presidente, Signore e Signori Consiglieri,
do per letti i comunicati finali dei due incontri che si sono tenuti a Bruxelles in occasione del Summit dei Capi di Stato e di Governo e attendo di conoscere il vostro parere in materia.

Il lessico di questi comunicati non ha mai suscitato in me, da studioso, nessun entusiasmo, ben sapendo che sui punti di maggiore conflitto si va alla ricerca di quella parola o allocuzione verbale che consenta a ciascuno leader di tornare a casa affermando che la sua posizione è stata riconosciuta dai colleghi. Le traduzioni degli statement sono ancora più problematiche. Nel caso degli emigranti questa volta si è andati anche oltre questa tecnica di preparazione dei comunicati e susseguente interpretazione; ciò che ha dichiarato il Presidente Conte corrispondeva all'accordo raggiunto, ma nell'attuazione altri paesi sembrano di avviso contrario.

Nelle materie economiche, invece, mi spoglio della mia natura di studioso e anch'io mi appiglio ad alcune affermazioni che lasciano spazio all'interpretazione di cui parlerò più oltre.

1. nell'esame delle proposte di approfondimento dell'unione bancaria (il banking package) l'accordo è di decidere entro la fine dell'anno preserving the overall balance; la mia lettura è che si deve evitare lo spacchettamento delle decisioni e, aggiungo, la loro ovvia riconduzione entro uno schema che abbracci anche le riforme dell'architettura istituzionale dell'UE.

2. Per la riforma dell'EMS la mia lettura è ancora più radicale: non si può discutere di suoi futher development al di fuori del riesame dei poteri della BCE, perché dalle lacune di essi nasce l'esigenza di un Fondo Monetario Europeo.

Questa mia lettura si ispira ai contenuti del mio intervento effettuato a conclusione del dibattito alla Camera e al Senato che ha fatto seguito alla presentazione della posizione dell'Italia al Summit da parte del Presidente Conte.

Nonostante la chiarezza della mia esposizione, il testo non è stato oggetto di attenzione, mentre contiene la strategia dell'azione di Governo in materia in linea con il Contratto stipulato tra la Lega e il M5S.

Il documento così si esprime.

Alle dichiarazioni del Presidente del Consiglio desidero aggiungere qualche riflessione sul quadro generale entro cui collocare i problemi contingenti che dobbiamo affrontare.
Anche se può apparire enfatico, ho la certezza che in Europa stiamo conducendo una battaglia civile, stiamo scrivendo una nuova storia. Non operiamo quindi per la cronaca; questa può esserci anche avversa, ma sarà costretta a riflettere sulle iniziative che stiamo intraprendendo per riconciliare l'architettura istituzionale dell'Unione Europea con la politica che riteniamo necessaria per un'Europa diversa più forte e più equa, un obiettivo del programma di Governo che la maggioranza ha già approvato all'atto del voto di fiducia. Dobbiamo perciò districarci dal contingente delle proposte in discussione nelle sedi comunitarie per integrarle con la nostra visione del futuro, sulla quale il Parlamento verrà interpellato per raccogliere le sue valutazioni e il suo indirizzo.

Sono passati oltre trent'anni dalla firma dell'Atto Unico Europeo (1986) che ha gettato le basi per l'attuazione di quell'Unione Europea che aveva come obiettivo il raggiungimento dell'unificazione politica sognata dai Padri fondatori dell'Europa postbellica, considerata condizione indispensabile per la pace e il benessere delle popolazioni martoriate da due guerre mondiali. Fin dalla confluenza di questo Atto solenne nel Trattato di Maastricht (1992) è emerso che il clima di reciproca sfiducia tra Stati-membri risentiva della pesante eredità del passato e l'accordo raggiunto fu un compromesso tenuto insieme dalle promesse di benessere materiale (il Rapporto Cecchini promosso da Delors) e non dal cemento di un'effettiva volontà di mettere in comune le sorti delle popolazioni europee aderenti agli accordi. Sulla base di previsioni prive di solide basi logiche fu detto che l'euro avrebbe propiziato l'unione politica. Lo slogan usato fu chiaro in proposito: money first, la moneta realizzata prima dell'indispensabile unione politica che avrebbe dovuto reggerla.

Queste due debolezze della costruzione unitaria – sfiducia reciproca e assenza di unione politica – sono emerse sotto la spinta dell'incalzare degli eventi epocali che hanno interessato il Pianeta dopo la caduta del Muro di Berlino, a cavallo dei due millenni. Nondimeno lo stretto nesso logico tra mercato unico e moneta unica resta valido e occorre operare perché diventi anche uno stretto nesso pratico. La ragione indica che sul piano tecnico esistono soluzioni ai difetti dell'accordo allora raggiunto. Sul piano politico però la loro accettazione richiede perseveranza e pazienza, ma nessuna acquiescenza. Quelle caratteristiche che gli elettori hanno già riscontrato nel nostro Governo sui problemi delle relazioni intraeuropee.

Il debito pubblico italiano ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato, una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevata rispetto all'Europa e una solida economia con una componente di rilievo capace di affermarsi nella competizione internazionale. Se nonostante ciò la democrazia italiana fosse esposta, come già accaduto, a gravi attacchi speculativi sul nostro debito pubblico non sarebbe effetto delle condizioni di sua sostenibilità, ma di un'architettura europea con gravi lacune, la più gravi delle quali è che non dispone degli strumenti consueti per una banca centrale. Gli strumenti alternativi finora proposti per ovviare all'assenza di un lender of last resort che contrasti la speculazione e per dotare l'UE di un assetto istituzionale che affronti le crisi strutturali non appaiono adeguati nei tempi di reazione e nella dimensione necessaria. Siamo fiduciosi che lo diventeranno e opereremo in tal senso.

I dettagli di questa azione verranno resi espliciti nelle sedi parlamentari deputate; le date degli incontri sono già state fissate nel calendario dei lavori parlamentari. Per assolvere a un siffatto impegno, avvalendomi dei poteri assegnatimi dalla legge-base del Ministero n. 234/2012 e dell'ampia delega concessami, ho già tenuto il 5 luglio il CIAE (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei) per concordare con i colleghi di Governo la linea futura da seguire e la divisione dei tanti compiti da assolvere.

I risultati di questo incontro verranno esposti e resi pubblici domani in occasione della riunione congiunta delle Commissioni per gli Affari Europei della Camera e del Senato. Attendo di raccogliere l'opinione del CNEL per definire la posizione dell'Italia in Europa.
Grazie.

Paolo Savona , Consiglio europeo
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