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Intervento del Ministro Savona alla Camera dei Deputati

27 giugno 2018

 

Intervento conclusivo del Ministro per gli Affari Europei, Paolo Savona, in occasione della 1° seduta pubblica della Camera dei Deputati dedicata alle Comunicazioni del Presidente del Consiglio dei Ministri in vista del Consiglio europeo del 28 e 29 giugno 2018.


Signor Presidente e Onorevoli Deputate e Deputati,
Il Presidente del Consiglio ha già esposto le linee di azione alle quali il Governo si atterrà nel corso del prossimo Summit dei Capi di Stato e di Governo europei. Ho seguito attentamente il dibattito, ho letto le altre risoluzioni pervenutemi.

Prima di esprimere il parere sulle risoluzioni per conto del Governo, desidero aggiungere qualche riflessione sul quadro generale entro cui collocare i problemi contingenti.

Anche se può apparire enfatico, ho la certezza che in Europa stiamo conducendo una battaglia civile, stiamo scrivendo una nuova storia. Non operiamo quindi per la cronaca; questa può esserci anche avversa, ma sarà costretta a riflettere sulle iniziative che stiamo intraprendendo per riconciliare l'architettura istituzionale dell'Unione Europea con la politica che riteniamo necessaria per un'Europa diversa più forte e più equa, un obiettivo del programma di Governo che la maggioranza ha già approvato all'atto del voto di fiducia. Dobbiamo perciò districarci dal contingente delle proposte in discussione nelle sedi comunitarie per integrarle con la nostra visione del futuro, sulla quale il Parlamento verrà interpellato per raccogliere le sue valutazioni e il suo indirizzo.

Sono passati oltre trent'anni dall'Atto Unico Europeo (1987) che ha gettato le basi per l'attuazione di quell'Unione Europea che aveva come obiettivo il raggiungimento dell'unificazione politica sognata dai Padri fondatori dell'Europa postbellica, considerata condizione indispensabile per la pace e il benessere delle popolazioni martoriate da due guerre mondiali. Fin dalla confluenza di questo Atto solenne nel Trattato di Maastricht (1992) è emerso che il clima di reciproca sfiducia tra Stati-membri risentiva della pesante eredità del passato e l'accordo raggiunto fu un compromesso tenuto insieme dalle promesse di benessere materiale (il Rapporto Cecchini) e non dal cemento di un'effettiva volontà di mettere in comune le sorti delle popolazioni europee aderenti agli accordi. Sulla base di previsioni prive di solide basi logiche fu detto che l'euro avrebbe propiziato l'unione politica. Lo slogan usato fu chiaro in proposito: money first, la moneta realizzata prima dell'indispensabile unione politica che avrebbe dovuto reggerla.

Queste due debolezze della costruzione unitaria – sfiducia reciproca e assenza di unione politica – sono emerse sotto la spinta dell'incalzare degli eventi epocali che hanno interessato il Pianeta dopo la caduta del Muro di Berlino, a cavallo dei due millenni. Nondimeno lo stretto nesso logico tra mercato unico e moneta unica resta valido e occorre operare perché diventi anche uno stretto nesso pratico. La ragione indica che sul piano tecnico esistono soluzioni ai difetti dell'accordo allora raggiunto. Sul piano politico però la loro accettazione richiede perseveranza e pazienza, ma nessuna acquiescenza. Quelle caratteristiche che gli elettori hanno già riscontrato nel nostro Governo sui problemi delle relazioni intraeuropee.

Il debito pubblico italiano ha dietro un ingente patrimonio pubblico e privato, una propensione al risparmio delle famiglie comparativamente elevata rispetto all'Europa e una solida economia con una componente di rilievo capace di affermarsi nella competizione internazionale. Se nonostante ciò la democrazia italiana fosse esposta, come già accaduto, a gravi attacchi speculativi sul nostro debito pubblico non sarebbe effetto delle condizioni di sua sostenibilità, ma di un'architettura europea con gravi lacune, la più gravi delle quali è che non dispone degli strumenti consueti per una banca centrale. Gli strumenti alternativi finora proposti per ovviare all'assenza di un lender of last resort che contrasti la speculazione e per dotare l'UE di un assetto istituzionale che affronti le crisi strutturali non appaiono adeguati nei tempi di reazione e nella dimensione necessaria. Siamo fiduciosi che lo diventeranno e opereremo in tal senso.

I dettagli di questa azione verranno resi espliciti nelle sedi parlamentari deputate; le date degli incontri sono già state fissate nel calendario dei lavori parlamentari. Per assolvere a un siffatto impegno, avvalendomi dei poteri assegnatimi dalla legge-base del Ministero n. 234/2012 e dell'ampia delega concessami, ho già convocato per il 5 luglio, dopo il Consiglio europeo, il CIAE (Comitato Interministeriale per gli Affari Europei) per concordare con i colleghi di Governo la linea futura da seguire e la divisione dei tanti compiti da assolvere.

In conclusione, a nome del Governo, esprimo parere favorevole sulla risoluzione di maggioranza. Premettendo che i punti trovati nelle altre risoluzioni e nel corso del dibattito saranno oggetto di considerazione, esprimo parere contrario sulle altre risoluzioni.

Grazie.

Paolo Savona , Consiglio europeo
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