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Club di Venezia: Elezioni UE, priorità 2009

12 giugno 2008

Il 5 e 6 giugno si è svolta a Lubiana e a Postumia, in Slovenia, la sessione primaverile 2008 del Club di Venezia. Al centro dei lavori, il ruolo e l'impatto dei "new social media", le questioni etiche e di impegno civile nella comunicazione istituzionale e le strategie di comunicazione sull'Europa in vista del 2009, anno del rinnovo del Parlamento europeo.

Di particolare interesse l'approfondimento dedicato alle elezioni per l'Europarlamento previste nel 2009. Si tratta di una "scommessa comunicativa" secondo Francesca Ratti, Direttore generale della DG Informazione del Parlamento europeo, visti i risultati dell'ultimo rapporto di Eurobarometro da cui emergono "segnali gravi: il 50% dei cittadini europei ignora la data delle elezioni del Parlamento e l'esistenza stessa dell'evento. E' necessario uno scatto di iniziativa per restituire ai cittadini il pieno diritti di misurarsi con un evento democratico capitale per la costruzione dell'Europa, di proporzioni rilevantissime: 375 milioni di elettori, oltre 9000 candidati, più di 200 partiti politici. E' essenziale coordinare azioni e contenuti delle campagne di comunicazione, affinché sia sconfitto chi ricorre all'Europa per scaricare le difficoltà invece che per stimolare speranze".

La due-giorni si era aperta con l'intervento di Stefano Rolando, Presidente onorario e fondatore del Club di Venezia che, nella sua relazione, aveva sottolineato come "l'evoluzione culturale e professionale della comunicazione pubblica in Europa ha acquisito grande velocità. In particolare i Paesi dell'Est europeo, con il progressivo abbandono degli schemi della cultura della propaganda, stanno contribuendo in modo intelligente al tema del rendimento della comunicazione, quale leva dell’avvicinamento partecipativo tra istituzioni e società".

Per Dejan Vercic, docente alla Facoltà di Scienze Sociali di Lubiana, la comunicazione è diventata ovunque la prima preoccupazione dei politici e dei governi, con un ruolo crescente e decisivo degli spin doctor (secondo il modello americano) o comunque di esperti esterni all'amministrazione. Il tema ha suscitato un dibattito sul ruolo del comunicatore istituzionale in Europa: non un giornalista, né un manipolatore al servizio dei politici, ma un interprete intelligente nella relazione tra istituzioni e società, che necessariamente deve fare i conti con la politica e i media. Di qui la prospettiva di una migliore e più aggiornata descrizione del profilo professionale, che sia oggetto di cultura condivisa in Europa.

Tra i dossier analizzati nel corso della conferenza, il ruolo della comunicazione in materia di questioni energetiche e cambiamenti climatici. Sono state illustrate le campagne del governo sloveno e britannico, quest'ultima (denominata Act on Co2, sulla riduzione dei consumi legati al carbone) di particolare efficacia pubblicitaria, come è tradizione nell’esperienza della comunicazione istituzionale del Regno Unito. Presentate anche le campagne olandese e belga in materia di educazione energetico-ambientale.

Per quanto riguarda lo sviluppo di nuovi modelli di comunicazione, il rappresentante francese ha presentato il profilo internet della prossima presidenza comunitaria francese, che prevede – quale best practice in multilinguismo – una versione anche in italiano e spagnolo, oltre che francese, inglese e tedesco.

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