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Comunicare l'emergenza

11 aprile 2012

Il governo bulgaro ha ospitato il 29 marzo scorso a Sofia, presso la sede del Military Club, un workshop sulla comunicazione di crisi promosso dal Club di Venezia, l’organismo informale che riunisce i responsabili della comunicazione istituzionale degli Stati, membri e candidati, e delle istituzioni dell'Unione Europea.   


COMUNICATORI, "ARCHITETTI SOCIALI"

Catastrofi naturali e crisi sociali sono materia di una comunicazione pubblica specialistica, che il seminario di Sofia ha affrontato con rappresentanti istituzionali ed esperti del settore. 

"Il Club di Venezia – ha ricordato il presidente del Club di Venezia Stefano Rolando, aprendo i lavori - non tratta la comunicazione come propaganda. E non tratta quindi il ruolo dei comunicatori istituzionali come puro megafono del potere. Ma li tratta come specialisti moderni della relazione tra istituzioni e cittadini", ovvero "architetti sociali". Ha inoltre sottolineato come il Club, che ha dedicato numerose sessioni alla crisis communication, sia giunto ad alcune acquisizioni preziose:  

  1. "la prima è che attorno alla comunicazione di crisi si forma classe dirigente; (…) si sperimentano nuove modalità di rapporto tra i comunicatori istituzionali e i politici che hanno alte responsabilità; 
  2. la seconda è che il tema appare – soprattutto nel quadro europeo – come trasversale, cioè travalica nettamente i confini locali e nazionali, perché pone gli Stati membri di fronte a emergenze che spesso si intrecciano con altre emergenze e richiedono pertanto un coordinamento e una collaborazione che non possono essere condizionati da confini geografici o politici; perché una crisi quanto più è condivisa da tutti tanto più è risolvibile efficacemente; 
  3. la terza è che, pur essendo una specializzazione, la comunicazione di crisi e di emergenza investe tanti campi (…)  da generare aspetti formativi che riguardano il metodo in generale della prevenzione (che è il tema unificante) da applicare a competenze settoriali articolatissime".

 

Nella conferenza del 2010 di Europcom a Bruxelles è emerso che "il 65% dei comunicatori pubblici in Europa non ha sostanziali rapporti con i decisori istituzionali. Un terzo invece ha rapporti e quindi ha qualche influenza sulle decisioni". Si tratta quindi di comprendere quanto di co-decisionale c’è nella nostra esperienza.

Rumiana Bachvarova, capo di gabinetto del primo ministro bulgaro, ha richiamato alla responsabilità professionale: "E' finito il tempo dell' anonimato dei funzionari. Devono esporsi, stare in prima fila, assumersi l'onere di dare soluzioni nella gestione".  


"NON ESISTE UNA POTENTE ALTERNATIVA ANTIEUROPEA"

Lo studioso Ivan Krastev (Center for Liberal Strategies, Vienna), confrontando la crisi economica degli anni Trenta con quella attuale, ha osservato che mentre allora i cittadini persero fiducia nei mercati ma giudicavano affidabili i governi, oggi avviene l’opposto. 

E i comunicatori hanno l’ingrato compito di parlare a due pubblici che hanno aspettative contrapposte: da un lato i cittadini, che devono essere ragionevolmente “allarmati” della gravità della crisi (per spiegare i sacrifici loro imposti); dall’altro i mercati, che devono essere rassicurati sulla buona tenuta dell’economia grazie all’azione virtuosa dei governi.  

“Nel passaggio storico in cui viviamo è importante non screditare le istituzioni democratiche europee”, ha proseguito Krastev. “C’è sfiducia nell’UE ma non esiste un’alternativa potente antieuropea. Il rischio è il ritorno ad una politica ‘national-minded’, chiusa in un orizzonte nazionale, tenendo presente che “i grandi progetti non si disintegrano dalla periferia, ma dal centro”. Per Matthias Höpfner - ambasciatore tedesco in Bulgaria - "è vero che serve solidarietà, ma serve anche solidità. E ciò presuppone regole osservate da tutti". Secondo Vessela Tcherneva, portavoce del Ministero degli Esteri della Bulgaria, è importante "la stretta cooperazione internazionale, ed ora bisogna rafforzare quella europea".


ESPERIENZE A CONFRONTO

Una serie dei casi di studio al riguardo sono stati discussi nel pomeriggio, con la moderazione di Verena Nowotny, già portavoce della Cancelleria austriaca, secondo la quale è essenziale che la comunicazione coinvolga e responsabilizzi i cittadini (“be aware, this is your crisis”). La lotta contro il tempo impone che si giunga preparati alle crisi e si agisca coordinati. Il caso, l’estate scorsa, dei “cetrioli spagnoli” - prima accusati e poi scagionati di essere causa del batterio killer - è un esempio di come non deve operare la comunicazione istituzionale in una situazione di emergenza.

Si è parlato dell'esplosione nella base navale di Nicosia (Cipro) nel giugno scorso, della recente grave emergenza-neve in Romania, della tragedia degli studenti belgi vittime di un incidente stradale in Svizzera. Sono enerse in modo trasversale, a diversi livelli, l'inadeguatezza delle strutture pubbliche di fronte alla velocità con cui oggi viaggiano le informazioni attraverso il web, e la necessità di uno statuto europeo dei comunicatori che tenga conto dei nuovi media.

Buone prassi di coordinamento dei servizi governativi di comunicazione sono state illustrate negli interventi dei rappresentanti di Svezia e Francia. Il francese Bruno Denoyelle ha inoltre affrontato il tema del "cyber-terrorismo", presentando il sito www.securite-informatique.gouv.fr, creato per promuovere l'interazione tra soggetti pubblici e imprese nel campo della vulnerabilità informatica (spionaggio e terrorismo). 

A proposito di coordinamento, ma a livello di istituzioni UE, sono intervenute esponenti del Consiglio UE e del Parlamento europeo. Quest'ultima ha raccontato del "crisis management team" trasversale a tutte le Direzioni del PE. La struttura, non permanente ma attivabile a seconda del tipo di crisi, è intervenuta con successo, ad esempio, in occasione dell'influenza H1N1, o del crollo del soffitto di un edificio del PE a Strasburgo. Costruire un sistema efficiente di comunicazione di crisi che colleghi velocemente i 754 portavoce presenti nel PE in modo da diffondere "un solo messaggio", resta comunque un'impresa proibitiva.    

E' stato Pier Virgilio Dastoli - a nome del Movimento europeo - a portare la discussione sul contesto della "primavera araba" osservando che: "Diventa ormai necessario per la comunicazione pubblica europea porsi il problema del dialogo mediterraneo con i soggetti che animano lo sforzo di cambiamento, dialogo che non può limitarsi solo alle reti dei blogger".


NOTIZIE DAI BALCANI

A latere della discussione sulla “crisis communication”, Nickolay Krastev della radio nazionale bulgara e corrispondente nei Balcani occidentali, e Saso Ordanoski,  direttore per  Media e Public Affairs per il Gruppo VeVe a Skoplje, hanno portato una testimonianza in materia di libertà di stampa, soffermandosi sulle difficoltà oggettive in cui versano i media – in gran parte privatizzati - nei paesi dei Balcani. Il 50 per cento della popolazione non segue canali televisivi nazionali (ma turchi, ad esempio, o degli USA); la penetrazione di Internet nell’area è alta (la ex repubblica jugoslava di Macedonia, ad esempio, conta 800mila indirizzi Facebook, su circa 2 milioni di abitanti), i contenuti fruiti sono per la maggior parte di intrattenimento scadente. La popolazione, con un tasso di disoccupazione del 32%, sembra “disillusa” e mostra disinteresse verso contenuti più impegnati (negli ultimi due decenni è calato il numero dei giornali venduti). E’ importante, come è stato ricordato nel dibattito, mantenere aperta in questi Paesi la prospettiva europea.     

Vincenzo Le Voci, rappresentante del Consiglio Ue e segretario generale del Club, il compito di tirare le conclusioni dell'evento, annunciando per il 24 e 25 maggio la plenaria primaverile a Cipro e per novembre la tradizionale sessione autunnale di Venezia.

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