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Brexit, una parola macedonia

Il neologismo Brexit è identificato come parola macedonia, termine coniato da Bruno Migliorini per le formazioni che risultano "da una o più parole maciullate" unite a una seconda parola che invece rimane intatta, come appunto Br[itish]+exit. Negli ultimi anni le parole macedonia sono diventate uno dei meccanismi di formazione di neologismi più produttivi e sfruttati della lingua inglese. Non sono più prerogativa di ambiti pubblicitari, commerciali e tecnici, e il loro uso non è più ristretto a contesti informali. I social media, su cui avviene ormai buona parte della comunicazione, favoriscono l'uso ludico della lingua e spingono alla ricerca delle parole più efficaci e divertenti per l'hashtag perfetto, breve e memorabile, che viene condiviso, coinvolge e dà l'illusione di essere parte degli eventi anche globali. È inevitabile che questa funzione sia affidata alle parole macedonia dell'inglese, che non solo è la lingua franca del XXI secolo ma è anche dominante nell'informazione e nell'intrattenimento. Brexit è un esempio particolarmente riuscito. (Corbolante, L., Da Brexit a regrexit, è wrexit. E poi nexit?, Terminologia etc., 2016)

 

Brexit presenta tutte le caratteristiche delle parole che vengono assimilate spontaneamente perché efficaci e durature. È rappresentativa perché denomina un evento nuovo che sarà rilevante a lungo. È breve e facile da memorizzare e pronunciare perché composta da una sequenza di fonemi ricorrenti in inglese e comuni ad altre lingue. È trasparente, e non solo in inglese: il segmento exit è riconoscibile dalla segnaletica internazionale e riconducibile a una radice latina comune. Può essere usata in contesti e registri diversi e si è dimostrata anche molto produttiva: ha dato origine al verbo brexit, ad altri sostantivi come brexiter e brexiteer (i sostenitori e i paladini della Brexit), a vari altri neologismi e a innumerevoli occasionalismi.

Infatti, dopo il referendum del 2016 sono proliferati nuovi tipi di formazioni, con nuove associazioni semantiche, come regrexit, il rammarico (regret) per il risultato del voto, apocalexit e wrexit in previsione di conseguenze apocalittiche o disastrose (da wreck, mandare in rovina, distruggere), e ProgrExit, un’eventuale uscita graduale (progressive) del Regno Unito dall'UE. Tra le combinazioni con nomi propri di persona si rilevano Boxit e Faragexit, le inaspettate dimissioni dei leader della campagna pro-Brexit, Boris Johnson e Nigel Farage, mentre Jexit auspicava le dimissioni del leader laburista Jeremy Corbyn. Hanno avuto vita breve perché legate a eventi specifici e non duraturi, ma hanno confermato la grande flessibilità di composizione e sono state un modello anche per altre lingue, come Merkelexit in Germania e Renzexit o Renxit in Italia in conseguenza di eventuali risultati elettorali sfavorevoli.

È risultato molto produttivo anche il segmento iniziale Br- però con minore efficacia globale perché ristretto a contesti britannici. Qualche esempio: Bremain come antonimo di Brexit, il Brexodus delle aziende internazionali dal Regno Unito, ed episodi di Brexistential crisis.

Brexit
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